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La Cassazione: le liti tra vicini possono diventare reato. Ecco quando

Marzo 13, 2026
in Sentenze, Normativa
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stalking

Worried male candidate having a job interview with a manager in the office.

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Una recente sentenza in materia di stalking tra vicini di casa, entra nel merito di quando le liti condominiali diventano reato.

Uno dei maggiori problemi che affligge la vita condominiale è rappresentato dalle continue liti tra i vicini di casa, fenomeno sempre in continua espansione. La sentenza di Corte di Cassazione n. 36576 della V sezione penale del 10 novembre 2025, confermando l’orientamento più recente in materia fornisce un importante chiarimento e traccia una linea di confine più marcata in tema di stalking in ambito condominiale: la reciprocità delle molestie tra vicini non esclude automaticamente il reato di stalking.

Infatti, quando i comportamenti molesti tra i condomini sono reiterati e producono degli effetti su uno di questi, anche il semplice conflitto di natura condominiale può assumere una rilevanza penale. La sentenza emessa dalla corte rappresenta un principio di grande interesse per il settore del condominio, dove molto di frequente le liti e i conflitti da piccole divergenze si trasformano in comportamenti prima provocatori e spesso anche aggressivi con passare del tempo, influenzando negativamente tutta la vita condominiale.

Nello specifico il caso esaminato dalla Corte di Cassazione riguarda una lunga diatriba tra vicini di casa che è sfociata in una forte conflittualità in un condominio di Torino. Uno dei due condomini, secondo quanto asserito dal legale di uno di questi avrebbe posto in essere una serie di comportamenti molesti nei confronti dell’altro provocando in modo intenzionale rumori sia di giorno che di notte, effettuando insulti e offese, oltre che effettuando nel tempo dispetti reiterati ed atteggiamenti provocatori sfociati nel tempo in comportamenti aggressivi.

Tutta questa serie di atti avrebbero provocato nel condomino che li subiva “uno stato di ansia e un significativo turbamento nella vita quotidiana” che è stato necessario l’adozione di misure cautelari da parte di un giudice, come il “divieto di avvicinamento alla persona offesa”, l’applicazione del braccialetto elettronico e in un secondo momento “l’obbligo di presentazione alla polizia”.

Il difensore della controparte, l’altro condomino, sosteneva invece che i comportamenti molesti non fossero unilaterali ma che fossero reciproci, in quanto si trattava di liti tra vicini di casa caratterizzate da atti che entrambi effettuavano. La Corte di Cassazione, con la sentenza in commento, ha rigettato il ricorso della parte indagata affermando che: “la reciprocità delle condotte moleste non esclude automaticamente il reato di atti persecutori”.

Pertanto, il reato di stalking non si configura automaticamente in via automatica nei casi di liti e comportamenti aggressivi manifestati da entrambe le parti.

Di fondamentale importanza è verificare se le condotte abbiano provocato uno degli eventi previsti nei casi di stalking dalle norme, precisamente un grave e continuativo stato di ansia o di paura, un fondato timore per la propria incolumità o quella delle persone a lui o lei vicine e un cambiamento delle proprie abitudini di vita a seguito di tali atti. Il tutto deve, ovviamente, essere dimostrato. In questi casi può manifestarsi il reato anche in presenza di una conflittualità reciproca.

In ambito condominiale, le implicazioni della decisione della Corte di Cassazione diventano importanti ed evidenziano un aspetto a volte sottovalutato, cioè che le liti tra i vicini di casa possono trasformarsi con il tempo in veri e propri comportamenti persecutori che possono essere rilevanti anche sotto l’aspetto penale. Fondamentale è intervenire in modo tempestivo, soprattutto nelle situazioni di forte conflittualità.

Proprio in questi casi l’amministratore assume un ruolo determinante e fondamentale. Un ruolo di mediazione che deve portare al tentativo di ridurre la conflittualità tra le parti. La gestione tempestiva delle segnalazioni e il richiamo al rispetto del regolamento condominiale diventano elementi essenziali per ricondurre i conflitti nei dovuti canoni di rispetto delle regole e convivenza civile tra le parti.

La gestione preventiva di ogni conflitto riduce le divergenze ed evita che questa degeneri in situazioni molto più gravi che non si possono più gestire in ambito condominiale e che debba poi finire nelle mani di un giudice.

La convivenza in ambito condominiale, già per sua natura molto complessa, non può trasformarsi a seguito di comportamenti molesti e reiterati in un terreno in cui resti tutto senza conseguenze. Pertanto, il contesto condominiale non attenua la rilevanza penale delle condotte persecutorie.

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Battista Praino
Battista Praino Amministratore
redazione@condominionotizie.it
Tags: Aperturastalking

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