Un progetto unico realizzato in pochi anni: 3.500 metri quadri di orti, laboratori, bioedilizia e materiali innovativi. Viaggio nel condominio di via Russoli
A Sud Ovest di Milano c’è uno storico quartiere popolare ed ex agricolo dove si può trovare uno dei più significativi esempi di riqualificazione condominiale: le Torri di via Russoli nel quartiere di Barona. Appena tre minuti in metro dalla centrale Porta Genova ma per molti anni una distanza siderale in termini di contesto sociale. Negli anni ’80 mentre Milano diventava simbolo del benessere figlio del boom economico italiano qui c’erano appena qualche palazzo popolare in degrado, uno sfasciacarrozze e una cascina abbandonata. Oggi è un quartiere universitario, la cascina è uno spazio per gli studenti dell’università Iulm, ci sono orti sui tetti e i valori delle case sono decollati negli ultimi anni.
Se Barona è oggi un esempio di rinascita è anche merito di chi ha presidiato il quartiere nei decenni in cui c’erano campi agricoli abbandonati. Oggi, invece, la fashion week passa di qui e nelle ex fabbriche arriva anche Gucci a fare sfilate. Qui sorgono quattro torri popolari di Aler Milano che in dieci anni sono diventate uno degli esempi più riusciti di riqualificazione e di impegno sociale. Un vanto per l’azienda che gestisce le case popolari milanesi che è riuscita a portare a termine il primo intervento italiano di “energiesprong” su patrimonio di edilizia residenziale pubblica, ovvero quel tipo di riqualificazione “pesante” che consente a un edificio energivoro di fare un enorme salto di classe e avvicinarsi all’obiettivo dell’impatto zero.
Orti, laboratori, corsi di lingua gratuiti, danzaterapia solo per citare alcune delle attività che si tengono da anni negli spazi comuni. “Se oggi questo quartiere è così è anche perché noi abitanti per tanti anni lo abbiamo presidiato e abbiamo impedito che diventasse zona di spaccio e di criminalità”, ci racconta Tina Monaco che a Barona abita da oltre 40 anni e che insieme ad altri residenti negli anni ’80 girava la sera per il quartiere per non lasciare spazio alla microcriminalità, che infatti qui non ha attecchito.
L’ORTO SOCIALE SUL TETTO
La rinascita inizia nel 2015 quando lo spazio di una ex fabbrica del quartiere riqualificata a studio e location per eventi diventa un orto in vista di Expo Milano 2015. Il progetto funziona e va avanti fino al Covid quando per via del lockdown tutto si ferma, l’orto muore. Poi l’occasione del Superbonus e l’idea di riqualificare le torri unendoci però un progetto speciale: un grande orto sul tetto a disposizione del quartiere. Insieme all’architetta Tiziana Monterisi nasce il progetto che prevede un cappotto fatto di un materiale di scarto che si usava già duecento anni fa nelle cascine piemontesi come isolante naturale: la paglia di riso, prodotto di scarto della lavorazione del riso che Monterisi ha portato in bioedilizia dopo un lavoro di studio e di test. Materiale che oggi fa risparmiare gli abitanti che ci raccontano di tenere spesso spento il riscaldamento in inverno grazie alla tenuta degli isolanti.
Con il progetto i tetti delle quattro torri vengono predisposti per gli orti per un totale di 3.500 metri quadrati già pronti, di cui oggi solo la prima torre ha avviato le coltivazioni. Mancano solo degli sponsor per posizionare le piante anche sugli altri tre tetti e completare il sogno di questo “bosco verticale” di periferia, un’isola ecologica pensata per riattivare la biodiversità sui tetti di un caseggiato popolare. “Abbiamo progettato dei corridoi ecologici che servono come habitat per insetti e api attraverso facciate vegetali e tetti giardino, abbiamo inserito mellifere e prati fioriti proprio per riattivare la biodiversità”, spiega Monterisi che ha curato tutto il progetto.
COLTIVARE SUL TETTO
“L’orto funziona benissimo da un paio di anni, abbiamo una chat condominiale in cui avvisiamo quando andiamo sul terrazzo a lavorare e chi vuole viene e si porta via qualcosa del raccolto”, racconta Tina che lavora almeno una o due volte a settimana all’orto insieme all’associazione “Le Sciure”, le signore del quartiere che partecipano al progetto. Associazione che ha fondato insieme a Lucia Giannattasio diversi anni fa. In un’epoca in cui le chat condominiali sono spesso luogo di diffamazione c’è da prendere esempio da come vengono usate in questi caseggiati.
“Se anche uno non può venire su non è che non può prendere qualcosa dall’orto”, dice Tina spiegando che hanno avviato una collaborazione anche con i mercati generali di Milano che regalano cassette di ortaggi agli abitanti del palazzo. “Abitiamo in un posto bello a cui abbiamo lavorato tanto ma non c’è gente ricca qui, tanti hanno la pensione minima e hanno bisogno di una mano”, spiega mentre controlla le sue fragole ancora verdi al nono piano di questa torre da cui si vedono il duomo, la torre Velasca e le montagne del Bergamasco in lontananza ancora innevate.
“Siamo consapevoli di avere un’eccellenza che dovrebbe essere d’esempio non solo a Milano”, commenta Alan Rizzi, presidente di Aler Milano, “le torri sono innovazione assoluta, sia dal punto di vista dei materiali utilizzati che per il progetto sociale a cui noi abbiamo semplicemente aderito, è la squadra che vince”.



NON SOLO ORTO
Se sul tetto di via Russoli crescono insalata e prodotti di stagione, nei saloni al piano terra vanno avanti da anni attività sociali da far invidia ai laboratori chic del centro. Qui Aler ha messo a disposizione i “saloni” che si trovano alla base di ognuna delle torri e in questi spazi si tengono corsi di fotografia, danzaterapia aperta a tutti, corsi di inglese gratuiti per condomini e abitanti del quartiere, ginnastica e un laboratorio di teatro che ogni anno porta in scena uno spettacolo. Nel 2025 è stato Shakespeare, ci racconta Anna Maria Pasquazzo, regista teatrale che lavora al laboratorio con l’associazione Coltivare la città.
“Al civico 18 invece facciamo i corsi di inglese, qualche presentazione di libri e supporto psicologico gratuito”, racconta Tina Monaco.
Qui i condòmini hanno addirittura il loro calendario artistico realizzato insieme al fotografo Nils Rossi, che ogni anno si mette a disposizione per il condominio e con cui attraverso i costumi hanno ad esempio reinterpretato opere d’arte famose. Per primo Michelangelo Pistoletto che è più volte andato a visitare l’orto pensile di Barona.
Di progetti il condominio ne ha diversi per i prossimi mesi. “Dobbiamo ringraziare Aler che ci ha dato gli spazi da utilizzare e tutte le persone che hanno messo a disposizione il loro tempo per fare attività qui gratuitamente”, aggiunge Tina Monaco.



APICOLTURA E APITERAPIA SUL TETTO
Il primo obiettivo a portata di mano sono apicoltura e apiterapia sul tetto attraverso una microcasa che presto sarà installata su una delle torri. Si tratta di Hexa, un progetto dell’architetto Monterisi realizzato sempre in paglia di riso, che non ha bisogno di permessi e che include una stanza relax di sei metri quadrati al cui esterno sono disposte delle arnie. Una volta installata un’associazione di apicoltori si occupa delle api anche se il vero obiettivo sarebbe formare qualcuno del condominio a prendersene cura. Una volta dentro la microcasa attraverso delle aperture protette chi è all’interno può ascoltare il ronzio delle api e inalare gli aromi di propoli che arrivano dalle arnie.
Sul tetto di via Russoli dovrebbe arrivare il primo prototipo che proprio ad aprile è stato installato nella Cascina Merlata, edificio del ‘600 recuperato alcuni anni fa a Nord Ovest di Milano. Manca una parte del budget ma Monterisi e Monaco non sono intimorite: “Faremo anche l’apicoltura”, scherza l’architetto, “con quei condomini siamo riusciti a fare cose ben più difficili e a realizzare un cappotto termico su ben quattro torri, non ho dubbi che presto avremo anche le arnie”.
LEGGI ANCHE
Orti urbani in condomino, regole, limiti e autorizzazioni










