L’Italia non ha ancora recepito la direttiva EPBD ma la ratifica arriverà nei prossimi mesi pena procedura di infrazione. Dal nuovo Ape alle esenzioni, cosa c’è da sapere
Il conto alla rovescia è iniziato anche se la data ufficiale di partenza delle nuove norme europee sull’efficienza energetica degli edifici ancora non c’è. Parliamo della direttiva EPBD Energy Performance of Buildings Directive, la cosiddetta “Case Green” adottata definitivamente in Europa nell’aprile del 2024 dopo una lunga gestazione. La data in cui le novità entreranno in vigore per l’Italia ancora non c’è perché il Governo (che in sede di Consigli Europeo votò contro la direttiva) non ha ancora presentato il Piano nazionale di ristrutturazione degli edifici né ha ancora recepito l’atto europeo che è però già vincolante per tutti gli Stati membri.
La prima deadline mancata per l’Italia (e molti altri Paesi) era per il 31 dicembre e ora il Mase sta lavorando al piano da consegnare a Bruxelles per poi passare ai decreti attuativi che serviranno per rendere le norme operative anche da noi. Un’operazione che dovrà essere svolta in fretta per evitare di incorrere in sanzioni economiche pesanti visto che per l’Italia sui ritardi nella EPBD è già stata aperta la procedura di infrazione a livello europeo. La data formale fissata dall’Ue è quella del 29 maggio (ovvero allo scadere dei due anni dati ai Paesi membri per il recepimento dopo l’approvazione in Ue) per l’entrata in vigore della direttiva nei singoli Stati ma presumibilmente per l’Italia ci vorranno diverse settimane (se non mesi) per completare appunto l’iter burocratico.
COSA PREVEDE LA DIRETTIVA EPBD?
È la direttiva europea che mira a rendere gli edifici sempre più efficienti energeticamente nel breve termine e di decarbonizzarli completamente nell’arco di due decenni e mezzo.Ovvero ridurre le emissioni di anidride carbonica prodotte dagli edifici attraverso il graduale abbandono dei combustibili fossili, quali carbone, petrolio e gas, per sostituirli totalmente entro il 2050 con le fonti rinnovabili di energia come solare, eolica, idroelettrica, geotermica, biomasse e marina, ovvero tutti elementi naturali che producono energia pulita. L’imperativo della decarbonizzazione è quello di rallentare la crisi climatica in corso e su questo punto altri Stati in Europa, come la Spagna, hanno deciso di partire in anticipo rispetto ai tempi decisi dall’Ue e fissando anche obiettivi più ambiziosi.
Nel caso del nostro Paese vi è il problema dell’ingente patrimonio edilizio storico, non facilmente suscettibile di miglioramento energetico se non con elevate spese a cui va sommata la contrazione degli incentivi pubblici per favorire la ristrutturazione energetica degli edifici. Le associazioni di categoria dei proprietari immobiliari, Confedilizia per prima, hanno fatto muro contro la direttiva temendo che si concretizzasse in una “eco tassa” per i cittadini costretti a fare interventi sui propri immobili. L’associazione nazionale dei costruttori edili, l’Ance, ha invece proposto che l’Ue predisponga un Pnrr per la casa che consenta di riqualificare gli edifici e mettere allo stesso tempo mano all’emergenza abitativa.
Per l’Italia, che ha un enorme patrimonio edilizio storico può, in alcuni casi significare che energeticamente la propria casa possa costare, quanto se non più del suo valore di mercato. Nella realtà però a oggi ai cittadini non è richiesto alcun intervento.
La direttiva infatti, pur fissando obiettivi ambiziosi a medio termine, non impone nell’immediato obblighi sugli edifici esistenti ma solo su quelli di nuova costruzione, su quelli pubblici e su chi effettua “ristrutturazioni rilevanti”.
I NUOVI APE EUROPEI
La direttiva EPBD unifiorma anche gli attestati di prestazione energetica dei Paesi europei fissando le classi energetiche da A (la migliore) a G (la peggiore) che l’Italia ha già. I nuovi Ape però saranno “parlanti”, avranno cioè molte più informazioni e per questo i tecnici dovranno adeguarsi fin da subito.
Gli Ape europei dovranno contenere anche il GWP, ovvero il Global Warming Potential, il potenziale impatto dell’edificio nel suo ciclo di vita sul surriscaldamento globale. Questo dettaglio è stato introdotto nel 2026 con modifica all’allegato III della direttiva EPBD già pubblicata in Gazzetta Ufficiale dell’Ue.
Il GWP è lo strumento di calcolo che misura l’impatto climatico complessivo dell’edificio, misurato in kg CO₂equivalente per metro quadrato di superficie coperta utile. Esso non considera soltanto i consumi energetici in fase d’uso, ma anche le emissioni legate ai materiali, alla costruzione, alla manutenzione, alle sostituzioni, alla demolizione e al fine vita.
Attenzione: gli Ape precedenti restano validi fino a scadenza naturale, solo quelli che verranno redatti dall’entrata in vigore dovranno contenere le nuove informazioni e avranno durata decennale come quelli attuali.
QUALI STRUMENTI CONSENTONO DI ABBASSARE IL CONSUMO DI ENERGIA DEGLI EDIFICI?
Il tema non è semplicissimo, ma il tentativo di operare una sintesi è doveroso. La direttiva richiede che, rispetto all’anno 2020, il consumo medio di energia primaria del patrimonio edilizio residenziale, diminuisca di almeno il 16% entro il 2030 e del 20-22% entro il 2035.
Che cos’è l’energia primaria? È l’energia fornita ad un edificio da un impianto di riscaldamento o di raffrescamento, ovvero, in termini semplici, essa è più elevata laddove l’edifico presenta caratteristiche costruttive scadenti sotto il profilo termico.
Pertanto, l’indicazione che ne proviene in via esclusiva per gli edifici condominiali, se si vuole abbassare il consumo di energia primaria, è quella di intervenire attraverso l’isolamento dell’involucro opaco dell’edificio, (cappotto isolante), o di quello trasparente, utilizzando infissi per le parti comuni di superiori performances. A ciò andrebbe aggiunto l’uso di impianti efficienti come pompe di calore alimentate da fotovoltaico o di impianti ibridi tipo caldaia a condensazione accoppiata a pompa di calore.
A ciò va aggiunto che a partire dal 1° gennaio 3030 tuti gli edifici di nuova costruzione devono essere ad emissione zero.
Uno dei passaggi decisivi per la decarbonizzazione del patrimonio immobiliare del Vecchio continente è la sostituzione delle caldaie a gas che dal 2040 dovranno essere eliminate (mentre ricordiamo che gli incentivi per queste già non esistono più dal 2025).
Vi sono comunque deroghe all’applicazione della direttiva EPBD per diverse categorie di immobili:
- edifici vincolati protetti e storici;
- edifici temporanei;
- chiese;
- abitazioni indipendenti con superficie < 50 m2;
- case vacanza, ovvero le seconde case occupate per meno di 4 mesi/anno;
- eventuale esenzione per edilizia sociale pubblica, qualora i lavori di riqualificazione costituissero aumento del canone di affitto in misura sproporzionata rispetto al risparmio conseguibile nelle bollette energetiche;
- edifici di proprietà delle Forze Armate o utilizzati a scopi di difesa nazionale;
- siti industriali, officine, edifici agricoli non residenziali.
IL RUOLO DEGLI AMMINISTRATORI DI CONDOMINIO
L’amministratore di condominio dovrà considerare gli importati cambiamenti che la direttiva comporterà sul patrimonio edilizio esistente e dovrà comunque migliorare il livello delle sue conoscenze tecniche in materia, al fine di sostenere al meglio il confronto con eventuali tecnici o esperti del settore. Inoltre, deve informare il suoi condòmini in merito alla normativa sopraggiunta e delle sue scadenze.
È consigliabile, comunque, che affronti il tema della diagnosi energetica dell’edificio che amministra e che dia mandato a un tecnico qualificato per eseguirla. Ciò è indispensabile per fare dimensionare gli interventi di miglioramento energetico e fornire un dato talvolta indispensabile per ottenere incentivi che si possono repentinamente affacciare sullo scenario energetico nazionale o europeo, ove si richiede tecnicamente da quale condizione energetica si parte. Tuttavia, allo stato attuale è bene che l’amministratore monitorizzi e si informi su quanto accadrà da oggi sino alla fine di questo mese di maggio, per capire meglio i contenuti del Piano nazionale di ristrutturazione degli edifici che il Governo italiano si appresta a presentare.










