Le colonnine di ricarica saranno sempre più essenziali nei nostri palazzi ma senza strategia il rischio è di sovraccaricare gli impianti e sostenere costi più elevati nel tempo
Le nostre città negli ultimi anni stanno attraversando una trasformazione profonda, la mobilità elettrica tramite le colonnine di ricarica è diventata uno degli assi portanti delle politiche urbane europee. Non si tratta più di una scelta “green” per pochi, ma di un’evoluzione strutturale sostenuta da normative, incentivi e obiettivi ambientali sempre più stringenti.
La diffusione dei veicoli elettrici comporta una conseguenza diretta, la necessità di una rete capillare di ricarica. E se le infrastrutture pubbliche sono importanti, è ormai chiaro che la vera partita si gioca negli edifici residenziali, dove avviene la maggior parte delle ricariche quotidiane. In questo scenario, il condominio non è più un semplice contenitore abitativo, ma diventa una vera e propria infrastruttura energetica.
Il legislatore, sia europeo che nazionale, ha tracciato la direzione. In Italia, il dlgs. 257/2016 ha introdotto i primi obblighi per la predisposizione delle infrastrutture di ricarica negli edifici, mentre le più recenti direttive europee, tra cui la cosiddetta “Case Green”, rafforzano ulteriormente tali disposizioni.
Norme e direttive, infatti, impongono la predisposizione degli impianti nei nuovi edifici, l’integrazione delle colonnine nelle ristrutturazioni rilevanti e lo sviluppo di sistemi scalabili. Parallelamente, strumenti come le colonnine domestiche incentivano economicamente l’installazione con forti contribuzioni. Nel contesto urbano, il condominio rappresenta il punto più critico ma anche strategico della transazione energetica.
L’art. 1122-bis del c.c. consente al condomino di installare una wallbox anche senza autorizzazione assembleare, a condizioni che non vengano compromesse le parti comuni, sia garantita la sicurezza dell’impianto e non venga limitato il diritto degli altri.
Quando però l’intervento riguarda l’intero edificio, l’assemblea torna ad essere il fulcro centrale di tutta l’operazione. L’organo supremo del condominio è il solo che può approvare infrastrutture comuni, pianificare soluzioni scalabili e soprattutto evitare interventi disordinati nel tempo. Il vero rischio oggi non l’assenza di interventi, ma la loro frammentazione.
L’installazione delle colonnine comporta una serie di implicazioni che non possono essere improvvisate. La prima è l’adeguamento della potenza elettrica disponibile e la gestione di carichi, le cosiddette smart charging che è un sistema che consente di ottimizzare la ricarica dei veicoli elettrici con un risparmio fino al 30% dei costi energetici.
Senza trascurare la sicurezza antincendio, la contabilizzazione dei consumi e le conformità degli impianti alle norme tecniche. Senza una visione d’insieme, il rischio è quello di sovraccaricare gli impianti, generare conflitti tra i condomini e sostenere costi più elevati nel tempo. Il vero nodo, ancora sottovalutato dai più e dal legislatore, è il ruolo dell’amministratore di condominio.
L’IMPORTANZA DELL’AMMINISTRATORE
È proprio qui che emerge il punto più critico dell’intero processo. L’amministratore non può più limitarsi a una funzione gestionale o burocratica. Deve diventare un interprete delle norme, un facilitatore delle decisioni assembleari, un mediatore tra le esigenze individuali e quelle collettive. Ma soprattutto un promotore dell’innovazione. In altre parole, un vero e proprio regista della trasformazione energetica del condominio.
Tuttavia, il grande limite è costituito dalla carenza di formazione da parte di uno dei protagonisti ed è necessario affrontare tale realtà. La maggioranza degli amministratori oggi non possiede adeguate competenze in materia di mobilità elettrica.
Questa carenza riguarda sia gli aspetti tecnici che quelli normativi ed economici. Le conseguenze sono evidenti e sotto gli occhi di tutti. Le assemblee sono bloccate e mal gestite, le decisioni continuamente rinviate, le opportunità vengono perse e i conflitti tra i condomini in continuo aumento.
Bisogna investire nella formazione degli amministratori di condominio. La formazione non è solo una questione professionale ma rappresenta una necessità per il sistema condominiale nel suo complesso.
Un amministratore formato è in grado di proporre soluzioni tecnicamente corrette, evitare interventi improvvisati, ottimizzare i costi e consentire ai condomini di accedere agli incentivi disponibili. Ma soprattutto, guidarli verso scelte consapevoli.
In assenza di queste competenze, il condominio rischia di diventare un freno alla transizione energetica.
Per i condomini possiamo individuare tre modelli operativi principali per la ricarica dei veicoli:
- Le installazioni individuali, che sono rapide ma disorganiche e difficili da gestire nel lungo periodo;
- La predisposizione delle infrastrutture generali, che comportano un investimento contenuto nell’immediato e una maggiore flessibilità futura;
- Un sistema centralizzato, con una gestione intelligente dei carichi, con equità nella ripartizione dei costi e che porta, anche nell’immediato, ad un maggiore valore immobiliare anche per coloro che non sono interessati a questi nuovi servizi.
Il terzo modello rappresenta oggi la soluzione più evoluta, ma richiede competenze e un’adeguata visione. Come sempre apportiamo degli esempi pratici per ognuno dei tre modelli descritti per rendere immediatamente comprensibile ai nostri lettori il tutto.
Esempio 1. Qui vediamo un condominio senza alcuna pianificazione, dove tutto viene lasciato al caso e all’interesse del singolo. Un condomino acquista un’auto elettrica e installa nel suo box auto o nel suo posto auto privato una wallbox in modo autonomo. Lo stesso fanno nel tempo altri condomini mano a mano che ne hanno la necessità.
Tutto ciò comporta che l’impianto condominiale sia sotto stress, un conflitto tra i condòmini per la gestione dei consumi e costi di adeguamento successivi elevati.
Esempio 2. In questo caso abbiamo un condominio gestito da un amministratore che si forma costantemente e adeguatamente e che si propone verso i propri clienti/condomini in modo proattivo.
L’amministratore propone uno studio di fattibilità dell’impianto in vista della futura installazione di colonnine di ricarica condominiali, reperisce preventivi per quantificare i costi per la predisposizione degli impianti e fornisce ai condòmini informazioni chiare su tutto il processo e sulla eventuale possibilità di accedere agli incentivi governativi del momento. Il tutto non in assemblea, ma precedentemente alla convocazione della stessa. Dando il tempo necessario a chi volesse di documentarsi e fare osservazioni.
Come conseguenza avremo condòmini adeguatamente informati e in grado di decidere, un intervento ordinato, costi ottimizzati e in caso di deliberazione positiva un aumento significativo del valore degli immobili.
Esempio 3. Una riqualificazione integrata del condominio. Lo stesso amministratore formato e proattivo visto nell’esempio precedente riesce a far deliberare non solo la predisposizione del tutto ma l’installazione anche delle colonnine di ricarica, un impianto fotovoltaico adeguato, una gestione intelligente di tutto il processo o addirittura la partecipazione del condominio a una CER (Comunità Energetiche Rinnovabili).
Come risultato avremo oltre alla riduzione dei costi energetici di tutto il condominio, una maggiore sostenibilità e una forte attrattiva sul mercato immobiliare di tutti gli appartamenti.
Come abbiamo potuto vedere il futuro passa necessariamente attraverso il condominio e da chi lo gestisce. La rivoluzione della mobilità elettrica non è più una prospettiva, ma una realtà che sta ridefinendo il valore e la funzione degli edifici.
Il condominio diventa il nodo energetico, una infrastruttura di servizio e un elemento strategico del tessuto urbano. Questa trasformazione non può avvenire senza l’adeguata preparazione e formazione della figura chiave di tutto, l’amministratore di condominio.
Senza le necessarie competenze, la transizione si blocca. Con le adeguate competenze, invece, diventa un’opportunità straordinaria. Per questo motivo, oggi più che mai, è necessario un cambio culturale nel settore che deve portare a più formazione, più specializzazione e maggiore capacità di visione. Perché la vera rivoluzione non è solo tecnologica, ma è, prima di tutto, professionale.
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