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Come cambia l’Ape con la direttiva “Case Green”

Maggio 11, 2026
in Ambiente
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ape gwp
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Il nuovo Ape dovrà contenere anche il GWP, Global Warming Potential, che misura l’impatto ambientale dell’edificio. Cosa cambia per i proprietari

Le norme europee sulla riqualificazione energetica degli edifici cambieranno nel giro di pochi mesi l’Ape, l’Attestato di Prestazione Energetica che ogni proprietario di casa deve avere per locare o vendere il proprio immobile. Si tratta di un’armonizzazione delle procedure in modo che gli Ape siano tutti omologati all’interno dei 27 Paesi membri dell’Ue in base a criteri comuni di valutazione degli edifici, dal più energivoro al più efficiente. Questo passaggio non è a oggi ancora entrato in vigore, la direttiva EPBD (Energy Performance Builndings Directive) approvata nell’aprile 2024 da tempo agli Stati di recepirne i contenuti entro il 29 maggio 2026. L’Italia non l’ha ancora fatto ma nel giro di pochi mesi dovrà adeguarsi, pena multe molto salate per i conti pubblici. Andiamo con ordine.

COS’È LA DIRETTIVA EPBD “CASE GREEN”
È la norma europea che mira alla riqualificazione energetica del parco immobiliare europeo nei prossimi anni. L’obiettivo finale è la decarbonizzazione degli edifici, ovvero eliminare le fonti energetiche inquinanti e climalteranti dagli edifici pubblici e residenziali. Questo implica un piano che i singoli Stati devono affrontare per assicurarsi che scompaiano lentamente le fonti fossili (carbone in primis) e una strategia per i privati che dovranno rendere più efficienti le proprie abitazioni. Gli obiettivi oprincipali sono:

  • l’eliminazione totale delle caldaie a gas entro il 2040;
  • la scomparsa degli incentivi nazionali per acquistare caldaie a gas dal 1.1.2025 (solo Estonia e Ungheria li hanno ancora attivi e sono infatti già sottoposti a procedura di infrazione);
  • dal 2028 tutti i nuovi edifici pubblici che saranno costruiti dovranno essere a emissioni zero;
  • dal 2030 tutti i nuovi edifici costruiti dovranno essere a emissioni zero;
  • gli Stati devono garantire entro il 2030 una riduzione del fabbisogno di energia primaria del 16% e del 20-22% entro il 2035.

A CHE PUNTO SONO L’ITALIA E I PAESI UE
A oggi, maggio 2026, solo 8 Paesi su 27 (Spagna, Finlandia, Slovenia, Belgio, Bulgaria, Croazia, Lituania e Romania) sono in regola con l’attuazione delle norme europee con la Spagna che attualmente è considerata il modello di riferimento con obiettivi addirittura più ambiziosi di quelli fissati da Bruxelles. Gli altri Paesi sono sotto procedura di infrazione per non aver presentato il Piano Nazionale di Ristrutturazione degli Edifici entro il 31 dicembre 2025.

COME CAMBIA l’APE
Nel momento in cui la direttiva entrerà in vigore i Paesi membri dovranno omologare l’Attestato di Prestazione Energetica degli Edifici. I dettagli sono contenuti all’articolo 19 della direttiva I nuovi attestati dovranno avere classi per gli edifici da A a G come già in vigore da diversi anni in Italia. Può essere inserita dagli Stati anche una classe A+ per gli edifici che generano più energia di quanta ne consumino.
L’Ape dovrà però contenere anche il il GWP, ovvero il Global Warming Potential, il potenziale impatto dell’edificio nel suo ciclo di vita sul surriscaldamento globale. Questo dettaglio è stato introdotto nel 2026 con modifica all’allegato III della direttiva EPBD già pubblicata in Gazzetta Ufficiale dell’Ue.
Il GWP è lo strumento di calcolo che misura l’impatto climatico complessivo dell’edificio, misurato in kg CO₂equivalente per metro quadrato di superficie coperta utile. Esso non considera soltanto i consumi energetici in fase d’uso, ma anche le emissioni legate ai materiali, alla costruzione, alla manutenzione, alle sostituzioni, alla demolizione e al fine vita.

Gli Ape precedenti restano validi fino a scadenza naturale, solo quelli che verranno redatti dall’entrata in vigore dovranno contenere le nuove informazioni e avranno durata decennale come quelli attuali.

È chiaro che questo comporta un lavoro maggiore da parte dei tecnici incaricati e che quindi nel concreto ottenere l’Ape potrebbe costare di più in futuro. A oggi per redigere l’Ape un professionista ha bisogno delle informazioni sull’abitazione (planimetria, tipologia di caldaia, tipologia di infissi, coibentazione, tipologia di caloriferi etc.). In futuro serviranno informazioni più complesse sull’edificio che renderanno più lungo, e potenzialmente più costoso, ottenere l’Ape. In questo senso la direttiva obbliga gli Stati a “garantire l’accessibilità economica degli attestati […] valutando la possibilità di fornire sostegno finanziario alle famiglie vulnerabili”.

COSA DEVONO FARE CONCRETAMENTE OGGI I PROPRIETARI DI CASA?
Al momento dell’entrata in vigore della direttiva non c’è nessun obbligo immediato per le singole abitazioni esistenti. Una proposta in tal senso era stata avanzata in sede di discussione della direttiva per far s^ che da subito le abitazioni dovessero salire di classe energetica ma questa parte è stata stralciata prima dell’approvazione finale da parte dei capi di governo. Concretamente chi chiederà l’Ape dopo la ratifica della norma dovrà assicurarsi che sia conforme all’allegato 5 della direttiva “Case Green” e sia quindi omologato all’Ape europeo.

LEGGI ANCHE
Dai pannelli al cappotto termico, quanto vale di più una “casa green”

Andrea Battistuzzi
Andrea Battistuzzi Giornalista
redazione@condominionotizie.it
Tags: apeAperturaclasse energetica

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