Ci sono diverse opzioni per l’assunzione di un badante di condominio già previste dai contratti nazionali. Ecco a cosa deve stare attento l’amministratore
Con la sperimentazione che parte a Roma in queste settimane si torna a parlare di badante di condominio, una figura che nei prossimi anni sarà sempre più richiesta e necessaria soprattutto nelle zone delle nostre città più a basso reddito. Si tratta di un lavoratore che svolge un ruolo di assistente familiare e condominiale in modalità condivisa fra più unità immobiliari. Il primo vantaggio è ovviamente il risparmio economico rispetto all’assunzione di una figura dedicata che può costare, come vedremo fra poco, molto denaro. Il secondo e più importante è il mantenimento di autonomia per le persone fragili e anziane.
Spesso persone rimaste sole chiedono infatti l’inserimento in RSA anche se non necessitano di ospedalizzazione perché non riescono a essere del tutto autonome nella vita di casa. Questo assistente aiuta proprio sulle piccole faccende quotidiane come andare alla posta, al Caf, a fare la spesa o in farmacia. Opera per più persone contemporaneamente, ad esempio per andare a pagare le bollette e poi passa alcune ore con ciascuno per fare compagnia e magari organizzare attività e incontri con le altre persone del palazzo.
QUANTO COSTA UN/UNA BADANTE?
Un lavoratore assunto ha costi alti soprattutto per il versamento che il datore di lavoro deve fare di Tfr, ferie e tredicesima che sono ovviamente obbligatori. Una persona assunta come lavoratore domestico e con la funzione di badante costa in media in Italia sui 1.100 euro a cui sommare gli oneri aggiuntivi che dicevamo, quindi con una cifra finale che supera ampiamente i 1.500 euro mensili. Ma non parliamo di una copertura per tutta la giornata, contratti con molte ore di assistenza arrivano a costare tranquillamente 2.500 euro al mese.
Un’assistenza come quella ipotizzata con un badante di condominio può aggirarsi sulle 15 ore settimanali per persona seguita, ovvero due o tre ore al giorno per 5 o 6 giorni alla settimana. Un contratto simile se stipulato da una persona sola costa circa 700 euro lordi al mese. Uno dei problemi è poi che è difficile trovare lavoratori disposti a lavorare poche ore, magari una o due ore al giorno, visto che l’assistenza domiciliare comporta di doversi recare a casa delle persone, magari in quartieri lontani. Il badante di condominio ottiene invece uno stipendio “pieno” per più ore che può dedicare serenamente a una palazzina con una spesa “frammentata”, che può quindi costare molto meno alle singole famiglie. Una stima di Confabitare, che ha avviato tra i primi questo servizio a Bologna diversi anni fa, la spesa per singolo abitante che ne usufruisce scende a 250/300 euro.
QUALI SONO I CONTRATTI POSSIBILI
Ci sono principalmente tre strade per i singoli condomìni privati anche se in primo luogo sarebbe opportuno che le sperimentazioni pubbliche come quella di Roma fossero sempre di più. L’investimento del Comune è minimo a fronte di un risparmio enorme di una persona che entra in RSA e che graverebbe interamente sul sistema sanitario nazionale. Quindi la prima soluzione che ci sentiamo di sostenere, almeno per i quartieri popolari, è l’intervento delle istituzioni perché forniscano sempre più spesso questa assistenza. Ma i singoli privati? Ci sono almeno tre strade contrattuali possibili.
- La prima è che le famiglie interessate si muovano autonomamente. Ipotizziamo che ci siano 4 unità in un condominio interessate a un badante di condominio da assumere. Dovrebbero scegliere la persona e “frammentare” un contratto firmandone uno ciascuno con la stessa persona per arrivare al monte ore complessivo desiderato. Non è la strada più semplice perché implica che le persone si mettano d’accordo fra di loro e implica inoltre la firma di più contratti.
- La seconda strada è il contratto condominiale eseguito secondo il CCNL dei proprietari di fabbricato. Sebbene di badante di condominio si parli da pochi anni questa figura esiste nel contratto dal 2003 (è stata applicata pochissimo all’epoca e le stesse associazioni di categoria da noi contattate hanno riconosciuto che i casi sono stati molto pochi negli anni). Il contratto dei proprietari di fabbricato è lo stesso che si usa per intenderci per i portieri del palazzo ed è stato rinnovato il 30 ottobre 2025 per entrare in vigore a gennaio 2026.
Anche la nuova versione del contratto prevede due specifiche figure che possono essere assimilate al badante di condominio: le figure D3 e D4 che sono l’assistente condominiale e l’assistente familiare. In questo caso non svolgono funzioni “sanitarie” ma assistenziali compiendo faccende come appunto il pagamento di bollette, la spesa od organizzando attività di incontro e socializzazione nel palazzo.
In questo caso il titolare del contratto è l’amministratore di condominio che sceglie la persona e la assume. Il condominio sarà sostituto di imposta come per il portiere e le spese saranno ovviamente suddivise solamente per le unità interessate in base alle ore che ciascuno chiede. - La terza possibilità è l’assunzione da parte del condominio con contratto di lavoro domestico che quindi prevede anche l’assistenza in casa per le persone interessate. Le modalità sono le stesse della precedente opzione.
CHE SUCCEDE SE UN CONDOMINO NON VUOLE PIÙ L’ASSISTENZA?
È uno dei temi che vanno tenuti presente e a cui l’amministratore deve fare grande attenzione. Uno dei beneficiari può tirarsi indietro o non avere più bisogno di assistenza o malauguratamente venire a mancare. In questo caso si fa una comunicazione agli enti di previdenza di una riduzione dell’orario di lavoro.
Attenzione però perché il lavoratore deve essere tutelato con la massima serietà e va evitato il rischio che finito il contratto i condòmini interessati non paghino gli oneri dovuti dalla legge per TFR, ferie e tredicesima. L’amministratore deve quindi chiedere mensilmente tutte le somme ai condòmini interessati ed accantonarle in modo da essere in regola con la previdenza e non mettere in difficoltà il condominio a posteriori.
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