Quasi 85.000 alloggi non assegnati a chi ne ha diritto perché mancano i fondi per sistemarli o perché le case popolari sono occupate abusivamente. I dati di Federcasa
Sono quasi 85mila le abitazioni di edilizia residenziale pubblica (ERP) in Italia che non possono essere assegnate a famiglie in lista di attesa perché non manutenuti o occupati abusivamente. Un numero divenuto gigantesco negli anni che pesa ancora di più in un contesto storico di enorme difficoltà economica delle famiglie, che vede la cifra record di 250.000 nuclei famigliari in lista d’attesa in Italia. La fotografia dello stato degli alloggi ERP arriva da Federcasa, la sigla che riunisce 85 aziende sul territorio nazionale che gestiscono le case popolari (gli ex Iacp che con la riforma del ’77 prima e con quelle Bassanini e del Titolo V poi sono passati alle Regioni). I dati, che sono stati presentati al Senato e che sono quelli forniti al MIT per calibrare le politiche abitative, fotografano una situazione complessa a cui le aziende proprietarie degli alloggi fanno sempre più fatica a far fronte. Basti pensare che la morosità accumulata nei decenni e attualizzata ai valori odierni conta oltre 3,2 miliardi di euro che non sono mai arrivati agli enti locali.
ALLOGGI NON RISTRUTTURATI E OCCUPATI
Federcasa ha censito 61.300 alloggi sfitti in Italia perché non manutenuti o non ristrutturati. Si tratta di appartamenti che necessitano di lavori inferiori ai 30.000 euro su cui il Ministero delle Infrastrutture ha promesso un intervento urgente. Nei mesi scorsi sempre Federcasa aveva mostrato in particolare come le regioni del Nord siano quelle con più criticità e come la Lombardia sia in assoluto quella con più appartamenti da ristrutturare. A fronte di circa 20.000 famiglie in lista d’attesa solo a Milano, gli alloggi non affittabili in Lombardia sono ben 18.774, circa il triplo del Veneto a cui spetta il secondo posto della classifica. La sola Lombardia, quindi, conta quasi un terzo delle case popolari da ristrutturare ma conta il record positivo di maggior numero di posti letto per studenti in edifici popolari: ben 1.500.
Tornando ai numeri presentati ieri al Senato il dato aggiornato sulle case popolari occupate abusivamente è di 22.700 alloggi a cui chi ne ha diritto non può accedere e su cui gli sfratti eseguiti ogni anno arrivano appena al 10%. Un dato che ha subito fatto scattare le associazioni di categoria con Confedilizia che ha immediatamente chiesto al Governo di “porre urgentemente rimedio a questa situazione”, alla luce dei numeri resi noti.
GLI INTERVENTI FATTI NEL 2024
Le aziende intervengono ma non riescono lontanamente a coprire il budget da circa un miliardo di euro che serve per le ritrutturazioni. Sui bilanci di chi dovrebbe effettuare i lavori pesano i canoni molto bassi percepiti e il livello altissimo di morosità nei conti. In particolare nel 2024 gli appartamenti popolari che hanno ricevuto interventi di manutenzione sono stati oltre 26.000. E il 12% del patrimonio di edilizia residenziale pubblica ha ricevuto interventi di efficientamento energetico.
Insomma, il vero Piano Casa passa da questi alloggi che se ristrutturati sgonfierebbero immediatamente le liste di attesa dimezzando quasi l’attuale emergenza abitativa italiana.
Ma nuovi alloggi vengono costruiti? Sì e con un tasso più alto rispetto all’edilizia abitativa privata. Nel 2024 gli alloggi cantierati sono stati 3.700 ma si tratta di cifre molto lontane dal fabbisogno abitativo reale e ancora più lontane dai numeri del secolo scorso. Si pensi che quasi il 40% dello stock abitativo pubblico è stato cantierato nei 15 anni fra il 1975 e il 1990.
EDILIZIA PUBBLICA IN GRAN PARTE NEI CONDOMÌNI
In Italia a oggi nell’ampio bacino delle “case popolari” rientrano 823.734 alloggi che hanno profili e canoni di locazione molto diversi fra loro. Si va da un minimo di 33 euro al mese a oltre 200 euro al mese. Cifre molto lontane dai 600 euro al mese che sono la media del canone di affitto di libero mercato in Italia. E lontani anche dalle case a prezzi calmierati che, stando alle dichiarazioni fornite fino a oggi dall’Esecutivo, dovrebbero essere il fulcro del Piano Casa allo studio al Mit in queste settimane.
Di questo immenso patrimonio abitativo la stragrande maggioranza, il 93,5%, si trova in condomìni. Si tratta di strutture cambiate negli anni con le cessioni del patrimonio pubblico a chi ci abitava che sono diventate in buona parte miste fra privati e residenti in alloggi ancora di proprietà degli enti. I condomìni interamente popolari in Italia sono invece 522.800, pari al 68% del patrimonio di edilizia pubblica.
CHI ABITA NELLE CASE POPOLARI?
In oltre la metà dei casi si tratta di nuclei da 1 o 2 abitanti, spesso anziani rimasti soli. Il 37% delle case popolari oggi è abitato infatti da 1 persona sola. Infine le fasce di reddito: per accedere alle case ERP è necessario un ISEE fra 16.700 e 35.700 euro.










